Ex sindaco agli arresti, svolta dopo 3 mesi

TEVEROLA. Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Napoli Nord ha disposto la scarcerazione di Tommaso Barbato, ex primo cittadino di Teverola, che si trovava agli arresti domiciliari dal 12 novembre scorso. Il magistrato ha accolto la richiesta avanzata dai suoi difensori, Alessandro Caputo e Luigi Iannettone, modificando la misura cautelare: Barbato non dovrà più restare confinato nella propria abitazione, ma dovrà presentarsi periodicamente per firmare. Già da qualche tempo, l’ex sindaco aveva ottenuto un permesso per uscire di casa per motivi professionali.

Le indagini

L’arresto di Barbato era scaturito da un’inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli Nord, che aveva acceso i riflettori su un presunto sistema di tangenti legato a un’operazione di lottizzazione. Oltre all’ex sindaco, erano stati sottoposti alla medesima misura restrittiva anche Biagio Lusini, altro ex primo cittadino, e Gennaro Pitocchi, un tecnico. Un provvedimento analogo era stato inizialmente disposto anche per Pasquale De Floris, ex amministratore comunale, ma successivamente revocato.

Nel corso del procedimento, il tribunale del Riesame ha confermato le misure cautelari per alcuni degli indagati, in particolare per Lusini e Barbato in merito ai permessi edilizi di via Fratelli Bandiera. Tuttavia, l’accusa di corruzione inizialmente contestata a Lusini e Pitocchi è stata ridimensionata in corruzione per l’esercizio della funzione, considerata meno grave. Pitocchi è assistito dagli avvocati Giovanni Cantelli e Maurizio Abbate. Le contestazioni riguardano concessioni edilizie rilasciate prima del 2023.

Il ricorso della Procura in Cassazione

Alla fine di gennaio, la Procura di Napoli Nord ha deciso di impugnare la decisione del tribunale del Riesame davanti alla Corte di Cassazione. Il ricorso riguarda nello specifico le posizioni di Tommaso Barbato, Biagio Lusini, Gennaro Pitocchi e Pasquale De Floris, quest’ultimo ormai tornato in libertà. La contestazione si basa sulla pronuncia del Riesame, che ha annullato alcune imputazioni per corruzione a causa della ritenuta inutilizzabilità delle intercettazioni. Queste ultime erano state autorizzate nell’ambito di un’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) e successivamente utilizzate nel procedimento della Procura di Napoli Nord. Questa circostanza ha spinto gli inquirenti a rivolgersi alla Suprema Corte per un riesame della questione.

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