“Strangolato e ucciso con la zappa”: le rivelazioni choc dell’ex ras

Villa Literno. Nel processo per l’omicidio di Gennaro Barba, avvenuto nel 1993 a Villa Literno, emergono dettagli agghiaccianti grazie alle dichiarazioni di Domenico Bidognetti, alias ‘o Bruttaccione’. Davanti alla Corte d’Assise, Bidognetti ha ricostruito l’efferata esecuzione del giovane affiliato al clan Contini, vittima della guerra tra clan camorristici.

 

Secondo la testimonianza, Barba fu sequestrato e portato in una masseria nella località di San Sossio. Qui, dopo aver implorato per la sua vita e dichiarato la sua innocenza, venne strangolato con una corda. “Respirava ancora”, ha raccontato Bidognetti, spiegando che Pasquale Giovanni Vargas, uno dei complici, prese una zappa e lo colpì due volte, al torace e alla testa, per finirlo. Il corpo venne poi caricato in un’auto e gettato in un pozzo, mentre i vestiti furono abbandonati in un canale lungo la strada del ritorno.

 

Il movente del delitto, secondo Bidognetti, risiedeva nelle tensioni tra i clan: Barba era considerato vicino a Giuseppe Contini, detto ‘Peppe ‘a masseria’, nemico giurato del clan Lago. Tuttavia, lo stesso Bidognetti ha ammesso di aver avuto dubbi sulla reale affiliazione della vittima, che continuava a negare ogni coinvolgimento.

 

Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia hanno riaperto le indagini su una serie di omicidi di camorra compiuti nell’ottobre del 1993, tra cui quelli di Antonio Russo e Sergio Bruno. Il processo vede imputati, oltre a Bidognetti, anche Carlo Tommasiello, Pasquale Giovanni Vargas e Vincenzo Cantiello, tutti accusati di aver partecipato a queste esecuzioni.

 

L’audizione proseguirà ad aprile, con la testimonianza del pentito Vargas e dei familiari della vittima, mentre la difesa è affidata agli avvocati Giovanni Formicola e Giovanni Nicolas Balzano.

 

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