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False assunzioni, il giro di affari sui migranti. La frase del politico-commercialista all’imprenditore
CASERTA. “Non si tratta di reato penale”, sosteneva il commercialista di Poggiomarino e tesoriere regionale del Pd, Nicola Salvati, a uno dei suoi clienti, l’imprenditore agricolo Raffaele Nappi, che aveva appena ricevuto dai carabinieri la richiesta del bilancio analitico per l’anno 2020. È proprio grazie ai legami professionali con Nappi che Salvati, 39 anni, si trova ora agli arresti domiciliari, insieme al padre Giuseppe. Entrambi sono coinvolti nell’inchiesta della Procura di Salerno, che ha scoperto un’associazione per delinquere capace di guadagnare centinaia di migliaia di euro, gestendo l’ingresso illegale di immigrati anche nel Casertano attraverso false domande di nulla osta al lavoro.
Secondo la ricostruzione dei carabinieri, l’organizzazione era strutturata su cinque livelli, con Nappi al vertice. Dal 17 settembre 2024, l’imprenditore ha iniziato a collaborare con le autorità, aggiungendo alle indagini le sue dichiarazioni, che si combinano con le intercettazioni ottenute durante le fasi iniziali dell’inchiesta e coinvolgono anche Salvati e suo padre, che erano i commercialisti di fiducia di Nappi. La sua attività politica e il ruolo di “uomo dei conti” nel Pd non sembrano essere rilevanti ai fini dell’indagine. Secondo gli inquirenti, lo studio Salvati avrebbe emesso numerose fatture false a nome di aziende compiacenti, per aiutare a nascondere il riciclaggio del denaro che Nappi aveva guadagnato illecitamente con il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Le indagini rivelano che nel 2023, Nappi avrebbe incassato circa un milione di euro. Durante l’interrogatorio, Nappi ha dichiarato di aver più volte spiegato a Giuseppe Salvati, il padre di Nicola, di occuparsi di creare false pratiche per gli immigrati, e di aver indicato che le fatture emesse servivano a coprire la provenienza illecita del denaro. Una conversazione intercettata il 14 marzo 2022 nello studio professionale di Salvati risulta particolarmente significativa. In essa, Nappi discute con il commercialista riguardo ai controlli dei carabinieri sui pagamenti dei lavoratori, sottolineando che non erano mai stati pagati, nonostante il tentativo di rendere tracciabili i pagamenti. Gli inquirenti considerano questo scambio come la prova del contributo «attivo, consapevole e costante» dei due commercialisti all’organizzazione messa in piedi da Nappi.
Nei suoi interrogatori, Nappi ha fornito dettagli sul sistema delle false pratiche per immigrati. Gli intermediari extracomunitari raccoglievano tra i 6.000 e i 7.000 euro nei loro paesi d’origine, mentre ai datori di lavoro che si prestavano alle false assunzioni venivano corrisposti 2.000 euro. Per ogni pratica, Nappi guadagnava tra 1.500 e 2.000 euro. Inoltre, i centri di assistenza fiscale e i patronati che inoltravano le pratiche telematiche durante i click day ricevevano una commissione di 20-30 euro per ciascuna domanda.
Nei prossimi giorni, Salvati e gli altri indagati saranno interrogati dal giudice, e la difesa potrà presentare ricorso al Riesame contro l’ordinanza di arresto. Intanto, le indagini proseguono, con il giudice Giovanni Rossi che ha sottolineato come i «confini nazionali e internazionali» dell’attività criminosa legata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina siano «ancora tutti da esplorare».
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