SANTA MARIA CAPUA VETERE. Le speranze si era già dissolte al momento della dichiarazione della morte cerebrale. In questi minuti si sta di fatto procedendo alla fase successiva con la cessazione delle funzioni vitali e la morte dichiarata per Emanuele Nebbia, il 26enne caduto vittima di un agguato la notte di Capodanno.
Un episodio inquadrato dagli investigatori nell’ambito della faida dello spaccio che sta insanguinando il rione Iacp di Santa Maria Capua Vetere dove Nebbia e dove è stato colpito dai sicari per ora rimasti ignoti, allo scoccare della mezzanotte, in via Traversa Raffaello. Intanto in questo momento due pattuglie della polizia stanno presidiando l’ospedale Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta dove Nebbia è stato ricoverato dopo l’agguato.
Una misura presa alla luce di quando avvenuto ieri in carcere a Santa Maria Capua Vetere, dove, una quindicina di reclusi (per il sindacato Uilpa Polizia Penitenziaria però sarebbero stati circa 250) ha occupato un intero piano, danneggiando oggetti, arredi, suppellettili. Solo dopo l’intervento del magistrato di sorveglianza è tornata la calma.
Tutto è successo nella tarda mattinata di ieri, quando un detenuto del reparto Volturno ha chiesto un permesso per andare a trovare in ospedale il fratello, Emanuele Nebbia, in fin di vita dopo l’agguato. Il magistrato ha chiesto del tempo ma il detenuto non voleva attendere e ha iniziato a protestare. Intorno alle 13 ha coinvolto altri detenuti insieme ai quali si è asserragliato al terzo piano del reparto, chiudendo le porte e impedendo agli agenti penitenziari di entrare. Numerosi sono stati i danni provocati fino alle 15.30, quando è giunto il magistrato di sorveglianza che, con il vicedirettore del carcere Marco Casale, ha intavolato una trattativa conclusasi poco dopo. A colui che ha dato il via alle proteste il permesso non è stato ovviamente concesso: lui e gli altri reclusi che si sono barricati in sezione verranno ora trasferiti.