Figlio del ras si pente, rebus protezione dopo violazioni: il verdetto stoppa tutto

MARCIANISE. Il figlio del ras Gnucchino torna nel programma di protezione per i collaboratori di giustizia. Il Tar ha, infatti, bloccato la revoca del piano di protezione che era stato riservato a Giovanni Buonanno, figlio dello storico padrino del clan Belforte Gennaro, dopo la sua scelta di pentirsi.

Il Ministero dell’Interno aveva così chiesto l’adozione delle misure ordinarie di protezione. Secondo quanto emerso Buonanno nei primi sei mesi da pentito avrebbe commesso alcune violazioni che lo avevano portato alla revoca. Il Tar ha però sospeso il provvedimento fissando l’udienza di merito tra 6 mesi.

La lettera al carabiniere

E’ cominciato tutto con una lettera alquanto strana. Giovanni Buonanno, 42enne di Marcianise, figlio del boss dei Belforte Gennaro, ha intrapreso l’anno scorso il percorso che lo ha portato a diventare collaboratore di giustizia.

A fine aprile, dall’abitazione di via Po dove era agli arresti domiciliari, Buonanno jr ha scritto una lettera indirizzata a un carabiniere della Compagnia di Marcianise che lo aveva arrestato. In quella missiva, ovviamente acquisita dalla Dda, il 41enne lascia trasparire la sua intenzione di chiudere i conti con la camorra e passare dalla parte dello Stato.

Buonanno fu arrestato dalla Guardia di Finanza lo scorso 31 gennaio nell’ambito dell’operazione su usura e estorsione che vide coinvolto anche l’imprenditore dei supermercati Siciliano ma appena un mese dopo.

La difesa di Buonanno riuscì a dimostrare che il 42enne all’epoca del contestato reato di estorsione era agli arresti domiciliari, facendo di fatto decadere l’esigenza cautelare per uno dei due capi.  Sono contestati a vario titolo i reati di associazione camorristica, usura, estorsione e impiego di proventi illeciti mediante l’utilizzo del “metodo mafioso”.

 

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