Migranti, il caso Caserta arriva sul tavolo del Ministro

CASERTA.  Arriva in Parlamento, grazie all’interrogazione ai ministeri dell’Interno e della Pubblica amministrazione presentata dal deputato del Gruppo Alleanza Verdi e Sinistra Francesco Mari, la vicenda del Sai di Caserta, il Sistema di Accoglienza e Inclusione dei migranti sospeso a metà febbraio per sei mesi dal Viminale, in seguito alle criticità riscontrate nella gestione del progetto per il triennio 2020-2022 da parte di un raggruppamento di imprese formato. Criticità denunciate da una parte dei migranti del Sai, quelli di origine africana, e su cui indaga con due fascicoli la Procura di Santa Maria Capua Vetere.

Dopo la sospensione e in attesa che il Comune pubblichi un nuovo bando per riattivare il servizio (ha tempo fino ad agosto), una trentina dei 105 migranti ospiti ha subito lasciato il Sistema, mentre i 70 rimasti sarebbero dovuti essere trasferiti in altri Sai disponibili in diverse Regioni, ma solo in pochi hanno accettato il trasferimento, non volendo perdere la scuola, il lavoro o i corsi di formazione, tutti passi fatti in questi anni a Caserta verso l’inclusione. Addirittura molti bengalesi trasferiti in Puglia o in Emilia in aree di campagna o lontano dalle città, sono tornati a Caserta preferendo trovare alloggio presso familiari o arrangiarsi.

Nell’interrogazione Mari ricorda che “I beneficiari del progetto non ricevevano il pocket money da quasi 9 mesi e il vitto non è assicurato dal mese di novembre 2022, la banca dati non è stata attivata regolarmente, gli appartamenti individuati sono fatiscenti, privi di arredamenti, spesso senza servizi igienici, le condizioni igienico sanitarie sono precarie e quasi nessuna struttura è stata regolarmente attivata nel rispetto della procedura ministeriale; la Rti non avrebbe neanche attivato la necessaria assistenza sanitaria verso i beneficiari e non li avrebbe assistiti nei casi di ricovero ospedaliero”.

Per Mari sarebbe stato “indispensabile un maggior controllo da parte del Comune di Caserta e un intervento tempestivo per revocare l’incarico alla Rti ed avviare le procedure per recuperare eventuali fondi anticipati ma ad oggi, non risulta che nulla di tutto ciò sia stato fatto, nonostante le evidenti inadempienze da parte del soggetto gestore”. (ANSA).

 

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