MARCIANISE. Cacciato dal giro dello spaccio dallo “zio” che gli aveva anche intestato uno dei suoi quattro cellulari. Dalle analisi delle intercettazioni emerge il motivo per cui Giovanni Buonanno ha deciso di allontanare dal suo gruppo Antonio Russo, il 30enne conosciuto negli ambienti dello spaccio con il nome di Camoranesi. Secondo quanto emerso dalla tesi di Buonanno, proprio Russo si sarebbe impossessato di somme di denaro relative a vendite di droga.
Le conversazioni evidenziano il timore che alcuni componenti della famiglia, tutta impegnata nel business dello spaccio, nutrono nei confronti di Giovanni Buonanno. Il fatto che Russo svolgesse attività di spaccio di sostanza stupefacente del tipo di cocaina per conto di Giovanni Buonanno che i Russo definiscono lo “zio” e nei suoi confronti mostrava sudditanza. Una riverenza che mutuava anche nella vita privata, e non solo nell’attività di spaccio.
Buonanno peraltro utilizzava almeno quattro sim telefoniche, tutte intestate a terzi, che in continuazione inseriva e toglieva da diversi telefoni cellulari per cercare di eludere le intercettazioni. Una delle schede era intestata proprio a “Camoranesi”. Buonanno si affidava principalmente al suo factotum che lo aiutava sia nella vendita di vini e spumanti, che però era poco più di una copertura, sia nella vendita di cocaina. Nel gennaio 2018 però accade qualcosa: Buonanno litiga con Russo e per un certo periodo lo licenzia. Non solo.
Dai dialoghi emerge che Russo sarebbe stato aggredito nel cortile dalla sua abitazione: ha ricevuto una “lezione dallo zio” come egli stesso ammetterà in un dialogo. Buonanno lo sostiuisce con Giacomo Collella, che viene avviato proprio da Buonanno nel ruolo di pusher.