“Quel quadro è di Luca Giordano”: sensazionale scoperta in una chiesa di Massa Lubrense

MASSA LUBRENSE – Nell’abside della chiesa di Santa Teresa d’Avila del noto comune della penisola sorrentina, è stata scoperta un’opera inedita del celebre artista napoletano Luca Giordano (1634 – 1705). Si tratta della “Santa Teresa in gloria”, un maestoso olio su tela risalente agli ultimi anni della vita dell’illustre pittore.

A fare la sensazionale scoperta, e ad attribuire senz’ombra di dubbio la paternità dell’opera a Luca Giordano, lo storico dell’arte, professor Gianpasquale Greco, che si è imbattuto nel dipinto nel corso di una serie di ricerche afferenti al territorio sorrentino, pubblicando i risultati dell’indagine sulle pagine della prestigiosa rivista scientifica “Predella – jurnal of visual arts”.

Abbiamo il piacere di parlare della “Santa Teresa” e di Luca Giordano col professor Greco, che ha acconsentito a rispondere ad alcune domande.

Professor Greco, com’è avvenuta la scoperta del dipinto?

È avvenuta quasi per caso. Durante il primo lockdown, nel 2020, stavo occupandomi della chiesa di Santa Maria delle Grazie a Sorrento, vicinissima a Massa Lubrense. Cercando su Internet, mi sono imbattuto in un piccolo blog massese, che segnalava il dipinto in questione come opera di Andrea Malinconico, padre di uno dei pittori che per certo lavorarono a Sorrento. Mesi dopo, quando si poté ricominciare a uscire oltre la città, durante una gita con degli amici, decisi quindi di andare a visionare il dipinto.

Quali indizi l’hanno indotta ad attribuire l’opera alla mano di Luca Giordano?

Certamente lo stile, francamente assai riconoscibile, di Luca Giordano, salve fatte le fisiologiche oscillazioni proprie di ogni artista. Però si sa che un conto è dire ‘giordanesco’, ovvero dell’ambito, un conto è dire: Luca Giordano. È stato il monogramma “L.G. f.”, nell’angolo inferiore destro, a farmi insospettire. Ho creduto fin da subito che indicasse appunto: Luca Giordanus fecit. Da lì, infatti, ho cominciato quei controlli preliminari che permettono di orientarsi nell’attribuzione del dipinto. Ma poi ci sono stati mesi di scavo documentario, di raffronti stilistici, di comparazioni e di cernita bibliografica. In poche parole, occorreva controllare prima ciò che dell’opera si sapeva – pressoché niente – e poi controllare tutto il controllabile su Luca Giordano, per cominciare a fare nomi.

Che cosa ci “racconta” questo dipinto?

Racconto che di certo è stata una emozione indescrivibile. Il dipinto comunque, che è bellissimo, ma non eccelso, per i canoni di Giordano, rappresenta la santa in una contemplazione di gloria, insieme a tutti gli oggetti (alias, attributi iconografici) che ne caratterizzarono la vita. È perciò un’immagine simbolica e compendiaria, piuttosto che narrativa, di un fatto particolare.

La “Santa Teresa in gloria” è visibile? Necessità di restauro o d’altri interventi conservativi?

È visibile secondo l’orario d’apertura della chiesa e la disponibilità delle suore carmelitane che custodiscono il complesso. Non necessita di restauro, avendone avuto uno nel 2016. L’opera è perfettamente leggibile e in stato di salute ottimale.

Luca Giordano, artista celebre, ma forse non troppo noto al grande pubblico. Cosa può dirci di lui?

Oggi Luca Giordano rischia di suonare come il nome di una strada napoletana e basta. Ma ai suoi tempi è stato un pittore di fama immensa. La sua carriera, di lungo corso, ha toccato varie parti d’Italia e d’Europa, partendo dalla sua natia Napoli. È stato in relazione con i massimi uomini di cultura e di potere del tempo. Non c’era nobiluomo, ricco borghese, sovrano o ecclesiastico che non bramasse una sua opera. E Giordano, abile quanto capace, era soprannominato “Luca fa’ presto”, per la sua abilità e velocità esecutiva. Ma era anche piuttosto venale, e, omaggi a parte, sosteneva di avere “tre pennelli” simbolici, ovvero tre livelli di impiego da proferire man mano che il committente poteva pagare sempre di più. Aveva una schiera di allievi enorme. E, nonostante l’età matura a cui giunse, settuagenario, non perse mai la brillantezza e l’inventiva della giovinezza.

Secondo lei, quanto è valorizzato oggi il nostro patrimonio artistico?

Punto triste, battuto già da chi ha molti più argomenti e competenza di me sull’argomento. È però sempre utile sfatare qualche falsa idea al riguardo. Due almeno. La prima è che Il patrimonio storico-artistico non è “il petrolio d’Italia”, nel senso che non gli si può chiedere di essere nuda materia produttiva. È un bene pubblico e produce cultura. Così come una scuola produce conoscenza o un ospedale salute. Nondimeno tutte quelle risorse accessorie e attività che gravitano attorno al patrimonio possono e devono produrre indotto. In altre parole, con i dovuti limiti, impresa e beni culturali possono (e forse devono) andare a braccetto. La seconda è che alla base della tutela del patrimonio ci sono gli uomini e le donne che se ne occupano. Questi sono professionisti che vivono troppo spesso un’impietosa situazione di discredito, ma sono loro la più importante e la più necessaria risorsa, costretti troppo spesso a cambiare mestiere o paese per realizzarsi.

 

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