Marcianise/Capodrise/Recale. Svolta per uno degli indagati nell’inchiesta sulle case dello spaccio attive tra Marcianise e Capodrise. Il tribunale del riesame di napoli, accogliendo le argomentazioni del difensore, avvocato Salvatore Gionti, ha disposto la sostituzione della misura cautelare degli arresti domiciliari con l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Trombetta, 43 anni di Recale, era stato coinvolto insieme ad altre 9 persone, molte delle quali appartenenti alla famiglia Russo nel blitz antidroga dei carabinieri di due settimane fa. La vendita di stupefacenti ed in particolare di cocaina avveniva tra via Verga a Marcianise e via Napoli a Capodrise. Gli investigatori hanno chiuso il cerchio grazie alle intercettazioni sia ambientali che telefoniche.
Il fulcro di questa attività messa in piedi dai carabinieri della Compagnia di Marcianise era nella registrazione dei colloqui audio-video nel carcere di Spoleto, dove era recluso Raffaele Russo. Oltre al classico canale di approvvigionamento caivanese grazie al fratello di O’ Faran, i Russo ne avevano aperto un altro umbro-albanese sfruttando i frequenti viaggi in provincia di Perugia per i colloqui. Non sapendo che tutto era già registrato e ascoltato dagli investigatori.
Un’attenzione che ha di fatto neutralizzato una delle precauzioni prese dal gruppo. Il principio di consumare la droga acquistata dagli stessi acquirenti era alla base del successo delle due centrali dello spaccio sgominate dai carabinieri della Compagnia di Marcianise. Soprattutto in via Giovanni Verga a Marcianise molti acquirenti decidevano di consumare in casa del pusher per evitare di incappare nei controlli delle forze dell’ordine e in eventuali sequestri. Stesso discorso nell’altra casa dello spaccio scoperta, al rione San Donato a Capodrise, in via Napoli.