CASERTA. Continua a far discutere la destinazione del Macrico a Caserta, la grande area di 33 ettari al centro della città da decenni dismessa dall’Esercito e che la Chiesa, che ne è proprietaria, vorrebbe far diventare un parco urbano al servizio della collettività. Questo l’intento della Diocesi retta dal Vescovo Pietro Lagnese, che da quando si è insediato (gennaio 2021) ha impresso una decisa accelerata alla fruizione pubblica del bene, già riaperto in più di un’occasione alla cittadinanza; la Diocesi ha persino creato a fine maggio la Fondazione “Fratelli tutti” con il compito di riqualificare il Macrico, e il nuovo organismo avrebbe già affidato l’incarico di progettazione ad un importante studio di architettura.
Tuttavia per il comitato Macrico Verde, fondato da Maria Carmela Caiola e Sergio Tanzarella (ne sono anche i portavoce), che da anni si batte perché l’area sia destinata esclusivamente ai cittadini, la destinazione pubblica dell’area va preservata e garantita qualificando urbanisticamente la zona come F2 – attualmente l’area non è classificata dal punto di vista urbanistico – ovvero come area a verde pubblico, in cui è possibile realizzare, come stabilito dalla norme tecniche di attuazione del Prg, solo “giardini pubblici coi relativi arredi fissi richiesti per la loro più completa fruizione da parte dei bambini, degli adulti e delle persone anziane”, con la piantumazione di almeno 300 alberi e il divieto di “edificazione di nuove costruzioni anche di carattere provvisorio che eccedono in volume i 18 metri cubi”. Ed invece i componenti del Comitato, dopo aver incontrato il presidente e il segretario della Fondazione “Fratelli tutti”, rilevano “un preoccupante scivolamento della Fondazione verso una progettazione che risponde alle caratteristiche di una qualifica dell’area come F3 (verde pubblico attrezzato) o F4 (parco urbano), che sono le medesime qualifiche che erano previste per tutti gli sciagurati e fallimentari progetti di questi ultimi 20 anni. Progetto Boeri e soci, progetto 150 anni Unità d’Italia, progetto Aereospazio. Non vorremmo che la Fondazione – prosegue la nota del Comitato – pur con le migliori intenzioni, si lasciasse condizionare e illudere da quei modelli di sviluppo tipici delle cordate dei cementificatori casertani mai rassegnati a che l’ex Macrico divenga un autentico e semplice ‘verde pubblico’ con il solo recupero del costruito esistente. Per questo motivo ribadiamo con forza e per l’ennesima volta che solo la qualifica di F2 (verde pubblico) offre indispensabili garanzie per il presente e per il futuro”.
Le perplessità del Comitato, deluso anche per non essere stato coinvolto nelle scelte di progettazione, nascono dal fatto che nelle zone F3 ed F4 è possibile realizzare costruzioni, anche attività commerciali.