Gomorra 5, Salvatore Esposito su tutte le furie: “L’arroganza dei detrattori…”

Anche adesso che Gomorra 5 è finito, e tra l’altro in modo palesemente tragico per i protagonisti, c’è ancora chi continua a sostenere che il racconto tratto dall’omonimo romanzo di Roberto Saviano abbia avuto la grave colpa di lasciare fuori campo la presenza dello Stato e delle forze dell’ordine.

Salvatore Esposito e Marco D’Amore ultimamente sono più volte tornati su questo argomento e con un po’ di fastidio. Fin dalla prima stagione, infatti, un certo moralismo spicciolo vorrebbe demonizzare un prodotto che altro non fa se non, a modo suo, collocarsi nel genere ‘gangster’, all’interno del quale si è già sperimentato praticamente tutto.

Critiche del genere verso Narcos (serie ispirata alla vita di Pablo Escobar) non ci pare di averne lette molte. Eppure, anche lì, lo Stato emerge solo a sprazzi e al centro c’è una delle più grandi organizzazioni criminali di sempre. Forse per questi motivi, in una recente intervista concessa a Il Giornale, Salvatore Esposito, ormai su tutte le furie, ha tuonato:

“È una critica faziosa e strumentale. A volte con arroganza i detrattori chiudono gli occhi sulla realtà. In Gomorra c’è l’arresto di Pietro Savastano, c’è un PM che indaga e arresta, ci sono i blitz della polizia e le retate. Questa cosa è se non presenza dello Stato?” Argomentazioni che ci sembrano di difficile confutazione.

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