Il ‘Gigliato’ di Roberto d’Angiò: la preziosa moneta del “Re Saggio’

SANTA MARIA CAPUA VETERE. Roberto d’Angiò (1277 – 1343) è stato uno dei sovrani più illuminati e amati della sua epoca, tanto da essere soprannominato “re Saggio” dal Boccaccio e “re Dotto” dal Petrarca. Egli divenne sovrano di Napoli nel 1309 e fu il terzo monarca della dinastia angioina, destinata a restare sul trono fino al 1442.

Non tutti rammentano che Roberto ebbe origini casertane: nacque, infatti, a Santa Maria Capua Vetere, figlio di re Carlo II e di Maria Arpad d’Ungheria. Nei primi anni del suo regno, Napoli era invischiata nella lotta tra guelfi, fedeli al papa, all’epoca Clemente V, e ghibellini, fedeli all’imperatore Arrigo VII. Entrato in contrasto con quest’ultimo, re Roberto fu persino condannato a morte e Napoli rischiò di essere assediata. La morte improvvisa dell’imperatore (1313) scongiurò tuttavia la minaccia.

La corte di re Roberto il Saggio fu una delle più straordinarie e illuminate che la storia rammenti. Ospiti a corte furono Giovanni Boccaccio, che visse a Napoli un lungo periodo della sua giovinezza, immortalato in alcune celebri novelle del suo Decameron, e Francesco Petrarca, il quale sarà incoronato d’alloro in Campidoglio proprio per mano di re Roberto. Tra il 1328 e il 1333, Roberto incaricò il maestro Giotto di affrescare le volte della Basilica di Santa Chiara, da lui tra l’altro voluta e costruita, e dove tutt’ora le sue spoglie riposano.

Anche in ambito numismatico, il re Saggio non fu da meno: durante il suo regno venne coniata, infatti, una delle più belle monete del Medioevo, il celebre “Gigliato”.

Si tratta di una moneta in argento puro, dal peso di 3,89 grammi, così diffusa e apprezzata all’epoca da essere imitata nelle zecche di tutta Europa. Al dritto, la moneta presenta il re incoronato e seduto sul trono, che regge nella sinistra il globo crucifero e nella destra lo scettro gigliato, circondato dalla scritta ROBERTIS DEI GRA IERL ET SICIL RE. Al rovescio, invece, la moneta presenta una croce accantonata dai gigli francesi e la scritta HONOR REGIS IVDICIO DILIGIT.

Oggi, sul mercato numismatico, sebbene diffusa in un gran numero di esemplari, la moneta può anche raggiunge il valore di 300,00 euro.

 

 

 

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