SANTA MARIA CAPUA VETERE. “E’ ancora forte l’eco dei fatti avvenuti a Santa Maria Capua Vetere. C’è chi parla e chi straparla. C’è chi cerca di comprenderne le ragioni e c’è chi ha già condannato, senza la celebrazione di un processo, non solo i protagonisti degli atti di violenza, ma l’intero Corpo di polizia penitenziaria. C’è chi cerca di ricostruire fedelmente i fatti che si sono verificati e c’è li mistifica, con ricostruzioni fantasiose”.
Lo sottolinea, in una nota, Giuseppe Moretti, presidente dell’Unione dei Sindacati della Polizia Penitenziaria (USPP) che così replica al video pubblicato nei giorni scorsi dallo scrittore Roberto Saviano con il quale ha espresso il suo commento sulle violenze ai danni dei detenuti perpetrate nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, il 6 aprile 2020. Lo scrittore aveva fatto trapelare che gli unici risparmiati dai manganelli erano stati i reclusi per reati di camorra.
“Saviano, forse, è da troppo tempo lontano dai nostri territori”, dice invece Ciro Auricchio, segretario campano dell’Uspp. “Appare – continua il sindacalista – davvero semplicistica e riduttiva la sua tesi, oltre che denigratoria di un Corpo di Polizia che, invece, diversamente da quanto affermato, per troppo tempo, nell’ombra, ha dovuto gestire quasi esclusivamente le tensioni derivanti dal fallimento delle politiche sociali e del lavoro, oltre che le criticità del sistema penitenziario, operando ogni giorno, tra mille difficoltà, per assicurare l’ordine e la sicurezza, anche attraverso il contrasto della legge del più forte, espressione di una logica mafiosa che certamente non appartiene alla stragrande maggioranza delle donne e degli uomini di Polizia Penitenziaria”.
“Tra i tanti interventi romanzati, ad esempio, – continua la nota dell’Uspp- ascoltiamo quello pubblicato su YouTube dallo scrittore Saviano e restiamo sbalorditi della sua chiave di lettura e delle conclusioni a cui perviene. Ci lascia esterrefatti la disinvoltura con cui sostiene che tra i detenuti fatti oggetto di violenze ‘non c’è nemmeno un camorrista’, spiegando questa circostanza come se ci fosse una sorta di divieto a intervenire duramente contro un affiliato perché ‘dagli affiliati si ricevono regalie’, oltre che minacce alla propria incolumità e a quella dei propri familiari”. L’Uspp chiede al Ministro della Giustizia Marta Cartabia “di intervenire energicamente a tutela dell’immagine dei 37.000 poliziotti penitenziari, che ogni giorno lavorano nelle carceri italiane con professionalità e zelo”. “Speriamo che anche le parole del Presidente dell’Ordine dei Giornalisti Carlo Verna, – conclude Moretti – siano un monito per la stampa”.