Le voci dalla mattanza: “Oggi lo Stato siamo noi”; “Come sta tuo marito? Ancora deve morire”

 

SANTA MARIA CAPUA VETERE. “Oggi siamo noi lo Stato”. Così alcuni agenti della Penitenziaria si sono rivolti ad un detenuto durante le violenze avvenute nel carcere di Santa Maria Capua Vetere il 6 aprile del 2020; quel detenuto, la cui testimonianza è contenuta nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip Sergio Enea, ha cercato l’aiuto del comandante delle guardie, che è rimasto impassibile, è stato poi denudato e sottoposto ad una dolorosa perquisizione anale con uno sfollagente alla ricerca di telefonini, dopo aver, peraltro, poco prima, consegnato spontaneamente un micro-cellulare che aveva nascosto nelle parti intime; è rimasto quindi in isolamento per giorni nonostante avesse gravi problemi di salute.

 

Un episodio che racconta bene il senso di impunità che regnava il sei aprile 2020 al carcere di Santa Maria Capua Vetere tra gli agenti della Penitenziaria; alcune decine dei quasi 300 agenti, soprattutto quelli in servizio presso la casa circondariale “Uccella”, avevano solo la mascherina anti-Covid, e per questo sono stati riconosciuti successivamente, mentre i poliziotti inviati da altre carceri erano irriconoscibili perché con caschi e mascherine. Il detenuto viene immortalato dalle telecamere mentre percorre il “corridoio” di agenti, colpito da sei poliziotti alla testa e alla schiena, poi trascinato in particolare da due guardie, una nota come il “palestrato”, che saranno poi riconosciute finendo dietro le sbarre; “c’avevo la testa tutta storta” racconta il detenuto, che viene condotto all’ufficio matricola dove gli praticano l’ispezione anale; il detenuto ne riferisce con dovizia di particolari al pm di Santa Maria Capua Vetere. Dopo l’ispezione ancora calci e pugni.

 

“Gli agenti – prosegue il racconto – ripetevano sempre che lo Stato erano loro. Uno mi disse: ‘Appartieni a me, oggi sono io che comando’, io ad un certo punto risposi: ‘faccio, svolgo denuncia al magistrato’, e lui mi zittì: ‘non mi passa per il ca..'”. Il detenuto viene quindi portato verso il reparto di isolamento e ripassa sotto il “corridoio”, e giù ancora botte; nota nel frangente la presenza dell’allora Comandante della Penitenziaria Gaetano Manganelli (finito ai domiciliari) e gli chiede aiuto. “Ci stava il commissario però ci ha fatto picchiare! Io ho detto: “comandante”, proprio quello che comanda, quello che comanda, il comandante, “comandante, io non ho fatto niente. Perché ci stanno picchiando? Ma lui zitto e muto, diceva solo ‘buttate, buttate'”.

 

Un altro detenuto ricorda che uno degli agenti gli disse, mentre lo picchiava: “voi siete l’antistato”. Ancora un altro racconta che il sei aprile la moglie chiamò il carcere per parlare con lui e il centralinista le rispose: “Non preoccuparti, tuo marito sta bene, deve ancora morire”

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