Mozzarella e clan, summit al supermercato tra Siciliano e due ras: l’intesa al rialzo

 

CASAPESENNA/CAPODRISE/CAPUA. Uno dei pentimenti chiave di questi ultimi anni è stato quello di “Ciccio ‘e Brezza”, al secolo Francesco Zagaria, imprenditore, capozona per Capua e Grazzanise  e colletto bianco in grado di intrattenere rapporti anche con politici. E’ lui a raccontare del rapporto con Paolo Siciliano, all’epoca in cui lo stesso Zagaria gestiva il caseificio Agathè. L’interrogatorio è stato inserito nell’ordinanza che ha portato gli uomini del Ros a notificare 8 ordinanze.

 

“Qualche tempo dopo aver fatto la conoscenza di Paolo Siciliano, venne da me ( …. .) il quale, nell’occasione di cui ho fatto cenno, mi disse che Filippo CAPALDO voleva incontrarmi proprio nel CRAI di Caserta, San Nicola La Strada. ( ….. .) conosceva il CRAI perché ci lavorava come dipendente o ne era un rappresentante e mi disse che Filippo Capaldo poteva incontrarmi in quel posto perché egli aveva il percorso lavorativo, ossia l ‘autorizzazione del Tribunale ad andare a lavoro da Casapesenna secondo un tragitto prestabilito. Ricevuta l ‘imbasciata, mi organizzai recandomi al CRAI con me perché sarebbe stata l ‘occasione per parlare anche con Paolo Siciliano del mio proposito di fornirgli la mozzarella. Io e Mimmo andammo dunque al CRAI e al pian terreno ci accolse proprio Paolo Siciliano il quale ci portò all’interno di un ufficio, tra i tanti che vi erano al CRAI, dove seduto dietro la scrivania trovai Filippo CAPALDO.

 

Ci salutammo affettuosamente dato che non ci vedevamo da un po’ di anni. In ufficio eravamo io, Mimmo , Paolo Siciliano e Filippo Capaldo. In quel contesto, prima di parlare con Filippo, mi rivolsi a Paolo Siciliano chiedendogli della mozzarella da fornirgli. A questa mi affermazione, Paolo Siciliano disse testualmente:” della mozzarella devi parlare con Filippo”. Si alzò e si allontanò ed io iniziai a parlare delle condizioni di fornitura con Filippo Capaldo con il quale mi accordai per la fornitura delle mie mozzarelle ad un prezzo maggiore rispetto a quello che il CRAI faceva. Filippo Capa/do, in sostanza, mi stava facendo un’attenzione in forza del legame che ci univa. Poichè però parlavo con lui, mentre pensavo di dovermi rivolgere a Paolo Siciliano, gli chiesi come mai Paolo Siciliano ci avesse detto di dover parlare con Filippo Capaldo e quest’ultimo mi rispose dicendomi di essere, di fatto, il proprietario del CRAI. Dopo aver pattuito la fornitura, che effettivamente feci per oltre un anno presso il supermercato CRAI di Capua, come potrete verificare agevolmente, Filippo Capaldo mi invitò ad uscire dall”ufficio.

 

Capii immediatamente che voleva parlarmi di qualcosa di delicato da dirmi al di fuori di un ufficio. Mi portò, pertanto, ali ‘interno del capannone del CRAI dove vengono stoccate tutte le merci e notai nel tragitto che egli dava delle direttive anche agli operai, sicché uscii allo scoperto dopo quel breve cenno che gli avevo fatto in ufficio chiedendogli espressamente se egli fosse il ,proprietario e lui mi disse espressamente di essere il proprietario occulto del CRAI.”

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