Clan e politica, “Ciccio e’ Brezza” parla: colpo di scena nell’inchiesta Antropoli

Capua. La svolta è arrivata un mese fa. Poco prima della metà di luglio l’imprenditore Francesco Zagaria, originario di Casapesenna ma trapiantato a Capua ormai da decenni ha cominciato a parlare con i magistrati.

La Procura Antimafia ha depositato le prime dichiarazioni che sono state acquisite nell’udienza bis al Riesame per Carmine Antropoli, dopo l’annullamento della Cassazione. Zagaria è proprio una figura centrale dell’inchiesta che ha portato all’arresto dell’ex sindaco di Capua, ora ai domiciliari in Abruzzo.

Dopo anni vissuti da imprenditore, attivo sia nel settore edile che nel ramo caseario (era di fatto il titolare  di una società a Santa Maria Capua Vetere e di un caseificio a Capua), Zagaria comincia ad assurgere agli onori delle cronache nel 2016 col primo arresto dei carabinieri che lo arrestarono nella sua abitazione di Brezza. In quella circostanza venne indicato dai pentiti anche come il gestore di una bisca a Grazzanise dove venivano ripuliti i soldi illeciti della cosca. Era accusato di associazione per delinquere di stampo mafioso, ma poco dopo venne scarcerato.

Nel febbraio scorso poi il terremoto legato all’inchiesta che ha portato al suo arresto e a quello dell’ex sindaco di Capua Antropoli: dagli atti dell’indagine sono emersi forti interessi delle sue società in alcuni lavori effettuati nella città di Fieramosca proprio durante la consiliatura retta dal chirurgo. E proprio Zagaria è l’autore del famoso schiaffo assestato nello studio medico di Antropoli a Sant’Angelo in Formis durante una riunione politica al termine della quale un papabile candidato venne convinto a fare marcia indietro e a non presentarsi alle elezioni del 2016.

Zagaria e sotto indagine per l’omicidio di Sebastiano Caterino, trucidato nel 2003 nelle palazzine di Santa Maria Capua Vetere da un commando del clan, al quale lo stesso Ciccio ‘e Brezza avrebbe fornito secondo l’accusa della Dda aiuto per il piano. Su questo delitto così come sui rapporti con la politica, il processo è ancora alle battute iniziali ma di certo la mossa a sorpresa rischia di sparigliare le carte. E di aprire definitivamente il vaso di Pandora dei rapporti tra imprenditoria, politica e camorra a Capua.

 

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