Delitti dei Belforte, processo si apre col colpo di scena. E per l’omicidio dell’amante

Delitti dei Belforte, processo si apre col colpo di scena. E per l’omicidio dell’amante

Marcianise. Si è aperto con un colpo di scena il processo che riguarda cinque persone indagate per tre diversi reati. Unico tratto in comune è il rito abbreviato al quale hanno chiesto di accedere tutti gli indagati: si tratta di Antonio Bruno ed Antonio Della Ventura, accusati dell’omicidio di Antonio Piccirillo; Domenico Belforte e Maria Buttone, accusati dell’assassinio di Angela Gentile (l’amante del boss) e Alessandra Golino, la nuora della Buttone (è la compagna del figlio Salvatore), che risponde insieme a lei di estorsione per la tangente riscossa in occasione del Natale 2016.

Il vero colpo di scena ha riguardato però un solo fatto di sangue, quello relativo all’uccisione del netturbino Antonio Piccirillo, assassinato a Caserta nel marzo 1996 dopo una lite per l’affissione dei manifesti elettorali. Ammissioni importanti sono arrivate infatti da Antonio Della Ventura che ha dichiarato di aver guidato l’auto con la quale il commando di morte si spostò per uccidere l’operatore ecologico: confermata la matrice del delitto. Come evidenziato da Della Ventura il delitto maturò per affermare la supremazia dei Belforte nel business delle affissioni.

Il processo riprenderà a febbraio: quando è stata fissata la prossima udienza. C’è attesa soprattutto per la requisitoria relativa al delitto di Angela Gentile, del quale sono accusati i coniugi Domenico Belforte e Maria Buttone.

L’amante del boss sparita nel nulla

La Direzione Distrettuale Antimafia ha chiuso dunque il cerchio sui mandanti, ma ci sono ancora delle zone grigie da svelare: in particolare i magistrati vogliono ora individuare gli esecutori materiali del delitto che resta ancora avvolto da mistero. Angela Gentile, di Marcianise, era scomparsa il 28 ottobre 1991 senza lasciare traccia. Accompagnò la figlia a scuola ma non andò mai a riprenderla e i familiari denunciarono il caso soltanto tre giorni dopo perchè pensavano che la sorella fosse in Germania.

La bambina, che all’epoca aveva 12 anni, venne cresciuta dalla famiglia del boss Domenico Belforte e dalla moglie Maria Buttone. Il rapporto tra le due è tale che di fatto è stata considerata una seconda madre. Anche se per la Dda è stata proprio lei a volere la sparizione della vera madre, colpevole di quel legame col capoclan.

 

(nella foto da sinistra Alessandra Golino, Maria Buttone, Domenico Belforte, Antonio Bruno e Antonio Della Ventura)

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