Abusi sessuali su 11enne: “Se parli ti uccido”. L’indagine choc sull’infermiere

Marcianise/Recale/Macerata Campania. Nel pomeriggio del 30 ottobre u.s., in Macerata Campania, i Carabinieri della locale Stazione, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, su conforme richiesta di quest’Ufficio, nei confronti di Salvatore Iadicicco, infermiere di 44 anni, originario di Recale e residente a Marcianise, gravemente indiziato dei reati di violenza sessuale continuata aggravata (arti. 81, 609 bis e 609 ter e sexies, anche in relazione all’art. 609 septìes co. 2 n. 2) ai danni di una ragazzina all’epoca di età inferiore a 14 anni. nonché di atti persecutori (art. 612 bis) nei confronti della stessa ex convivente e di due minorenni.

Il provvedimento cautelare costituisce l’esito degli accertamenti svolti dalla P.G. procedente, indagini dirette da questa Procura, a seguito della denuncia sporta, in data 07.09.2018, dall’ex compagna dell’indagato, i cui contenuti sono stati puntualmente riscontrati dalle dichiarazioni rese dalle vittime dei reati sopra descritti nonché da quelle acquisite da ulteriori persone informate sui fatti.

In particolare, la ricostruzione della vicenda ha permesso di appurare che il prevenuto, con più azioni reiterare nel tempo, abusando delle condizioni di inferiorità fisica e psichica della persona offesa, a partire da quando la stessa aveva 11 anni, la costringeva a subire atti  sessuali, sia di giorno che durante la notte, minacciando di ucciderla se avesse parlato con qualcuno dell’accaduto. Inoltre, dalle dichiarazioni rese dalle persone informate sui fatti, l’indagato si sarebbe reso responsabile anche di ulteriori abusi sessuali, in danno della sorella, fatti che, essendo risalenti nel tempo, risultano ormai prescritti.

Infine, dalle risultanze investigative è emerso che a partire dal mese di agosto u.s.5 dopo la fine della relazione con la compagna, poneva in essere condotte reiterate e moleste consistenti nel pedinare la stessa nei loro spostamenti quotidiani, ingiuriandole e minacciandole ripetutamente di morte, anche con l’uso di una siringa.

Il G.I.P., concordando con la misura coercitiva avanzata da quest’Ufficio, anche per quanto riguarda la sussistenza di concrete ed attuali esigenze cautelari, ha disposto per l’indagato la misura cautelare della custodia in carcere.

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