
CASAPESENNA/SAN CIPRIANO D’AVERSA. La Corte di Appello di Napoli nella giornata di ieri ha confermato le condanne per Aldo e Giulio Nobis, zio e nipote coinvolti nell’inchiesta sul racket degli olii esausti per conto dei Casalesi.
Aldo Nobis rimedia dunque ancora 5 anni, 3 invece per il nipote Giulio: ora hanno solo la Cassazione per ribaltare il fronte.
Secondo l’accusa i due sarebbero stati assoldati da un imprenditore di 50 anni che per gli investigatori avrebbe convocato Aldo Nobis per fare concorrenza alla vittima a “colpi” di minacce e non solo, ed estrometterlo così dal lucroso affare della raccolta e reimmissione sul mercato degli olii esausti rigenerati. Secondo quanto emerso dalla indagini, Aldo Nobis, dopo avere coinvolto anche esponenti di spicco del clan, insieme con il nipote Giulio, ha aggredito e picchiato a Casapesenna l’imprenditore rivale del suo committente che si era permesso di violare il divieto di esercitare la sua attività nei tre comuni del Casertano da sempre roccaforti del clan (Casal di Principe, Casapesenna e San Cipriano d’Aversa).
L’imprenditore vittima ha denunciato tutto ai carabinieri, raccontando di come l’azienda rivale, grazie al sostegno del clan, sia riuscita a soffiargli decine di clienti, tra cui molte pizzerie, ristoranti e attività alimentari; i clienti avevano paura della caratura criminale dei Nobis che sono fratello e figlio del ras Salvatore detto Scintilla.

